Il porto di Augusta si prepara a diventare uno dei due poli nazionali per la costruzione delle pale eoliche destinate ai parchi offshore italiani. La decisione è contenuta nel decreto interministeriale trasmesso alla Ragioneria di Stato dai ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Economia, che individua anche Taranto come secondo polo principale, mentre Civitavecchia e Brindisi ospiteranno attività di supporto.
La scelta di Augusta rappresenta un importante riconoscimento per il territorio siracusano, destinato a giocare un ruolo centrale nella transizione energetica italiana. “Augusta riceverà significativi investimenti statali e regionali per conseguire un obiettivo di ammodernamento che è nazionale ed europeo”, ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha accolto con entusiasmo questa decisione definendola “frutto di un’intesa con tutte le Autorità portuali della Sicilia, testimonianza del valore di un dialogo costruttivo e dell’importanza della collaborazione istituzionale”.
Il piano prevede importanti interventi infrastrutturali per adattare il porto alla produzione delle enormi piattaforme galleggianti necessarie per l’eolico offshore. Tra questi, il dragaggio dei fondali di Punta Cugno, con un investimento di oltre 30 milioni di euro che dovrà essere completato entro la fine del 2027. Questi scafi da migliaia di tonnellate verranno ancorati ai fondali del Mediterraneo meridionale, troppo profondi per consentire l’installazione diretta dei pilastri sul terreno, come invece avviene nel Mare del Nord.
Il progetto “Med Wind”, che sorgerà nel Canale del Mediterraneo, sarà il più grande parco eolico galleggiante del Mar Mediterraneo, con 156 turbine flottanti posizionate a oltre 80 km dalle coste siciliane, in grado di fornire energia pulita a 3,4 milioni di famiglie. Sviluppato con il supporto di associazioni ambientaliste, il progetto promette di creare oltre 3.000 posti di lavoro e, al termine dei 25 anni di attività previsti, l’impianto sarà completamente smantellato e i materiali riciclati.

Secondo le stime dell’associazione Aero, che riunisce le imprese del settore eolico offshore, la produzione delle piattaforme galleggianti potrebbe iniziare già nel 2028, con le prime unità pronte nel 2030. “Si apre per la Sicilia un pluriennale percorso per accreditarsi quale regione strategica nel Mediterraneo”, ha commentato Fulvio Mamone Capria, presidente di Aero, sottolineando le opportunità per “ingegneria, cantieristica navalmeccanica, logistica, servizi portuali e trasporti, che rappresentano la nascente supply chain italiana dedicata all’eolico offshore”.
La decisione si inserisce in un contesto nazionale che vede già quattro progetti di eolico in mare con Valutazione di impatto ambientale positiva dal ministero dell’Ambiente: Trapani (250 Megawatt flottanti), Barletta (1,1 Gigawatt flottanti), Rimini (330 Mw sul fondale) e Ravenna (600 Mw sul fondale).
Per il territorio siracusano, questa opportunità rappresenta non solo un volano economico e occupazionale, ma anche un importante passo verso un futuro energetico più sostenibile, collocando Augusta al centro della strategia energetica nazionale ed europea.
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